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Libri ed editoria

Libri ed editoria

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Libri ed editoria

Chi ha detto che la destra e i libri non vanno d'accordo?
Non è così, e il governo (l'unica vera forza riformista in campo) non perde occasione di dimostrarlo.
Il 2002 è stato dedicato ai libri contabili: nessuno può negare l'ampia opera di revisione normativa volta a correggere errori rossi e blu presenti nei bilanci, nei conti economici, nelle fatture, negli allegati alle dichiarazioni dei redditi, nella contabilità Iva. Premiati anche i codici (soprattutto penale e di procedura penale) su cui parlamentari-chirughi hanno operato col bisturi per asportare ogni corpo estraneo (ai loro interessi). Il dibattito sui testi di storia da riscrivere perché obsoleti e faziosi pare arenato. Ma l'argomento è stato lanciato e verranno momenti migliori.

Qualcuno però deve aver sottolineato l'ingiustizia insita nel tralasciare le Cenerentole del settore: letture non scolastiche o da tribunale, ma semplicemente casalinghe. In altri termini: per completare il programma delle tre «i», dopo «imprenditori» e «imputati» mancavano gli «istruiti» (o «ignoranti», l'altra faccia della medaglia). Così nel 2003 tocca a romanzi, saggistica, satira, favole per bambini, manuali di fotografia, guide al turismo enogastronomico, fumetti.

Come agire?
Ma con un apposito «Comitato per il libro». Istituito con decreto del presidente del Consiglio il 27 novembre scorso, comparso in Gazzetta Ufficiale il 13 dicembre e ora in attesa del parere dell'Authority.
Gli obiettivi sono meritori: «Considerato che le competenze in materia di editoria libraria sono suddivise tra diverse amministrazioni» e «valutata la necessità di istituire un Comitato interministeriale per l'esame congiunto delle principali problematiche... al fine di consentire di attuare le relative politiche in materia coordinata... per un organico sviluppo del settore».

In parole povere:, mettere ordine in un'area paralizzata da una disciplina frammentaria. Assolutamente lodevole. Ineccepibile anche il modus operandi del Comitato: «Acquisisce, anche attraverso specifiche audizioni, tutte le necessarie informazioni da operatori ed esperti qualificati del settore, nonché dalle parti sociali e dalle organizzazioni
di categoria». Naturalmente «i membri del Comitato sono vincolati a mantenere riservate le informazioni acquisite e a non utilizzarle per fini estranei a quelli propri della loro attività istituzionale».

Orbene, chi presiede questo Comitato competente ad addentrarsi nel cuore del sistema editoriale italiano, a incontrarne gli esponenti, a conoscerne i segreti? La (facile) risposta all'art.1 del decreto: «Il Comitato è
presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri (Silvio Berlusconi, ndr) o, in sua vece, dal sottosegretario di Stato con delega per l'informazione, la comunicazione, l'editoria (Gianni Letta?, ndr).

Ovvio che Berlusconi-premier non si sognerà di confidare le informazioni riservate a Berlusconi-proprietario di Mondadori, Club Editori, Elemond, Einaudi, Sperling & Kupfer. Né gli verrà in mente di «sviluppare il settore» in una direzione vantaggiosa alle sue aziende. Né, tantomeno, di «coordinare le politiche» di un mercato così difficile in modo strumentale. In ogni caso, sarà pronta a intervenire la legge sul conflitto di interessi: in aula a fine febbraio, per il ddl Frattini si prepara un iter rapido visto che il ministro omonimo annuncia un testo «blindato». Vi si prevede che il conflitto sorga quando il governo adotta od omette un provvedimento che crea vantaggi patrimoniali a un membro dell'esecutivo, coniuge o parenti.
Bisognerà attendere i fatti, dunque, e tenere a freno la «cultura del sospetto».

Al massimo, si potrà fare qualcosa per l'art.2 che affida allo stesso premier anche la nomina dei componenti del Comitato. Cioè: un sottosegretario e un rappresentante del ministero dei Beni culturali (titolare: Urbani); il capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria di Palazzo Chigi (titolare: Berlusconi); rappresentanti dei ministeri
dell'Economia (Tremonti); delle Attività produttive (Marzano), dell'Istruzione (Moratti). Vi sembra che manchi il contraddittorio? Temete una sorta di Grande Fratello? Niente paura, è tutto sotto controllo.
L'attività di sorveglianza spetta all'Autorithy per le Comunicazioni, che riferirà al Parlamento, che metterà in atto un'efficacissima censura politica: dirà a Berlusconi che l'insider trading non è affatto elegante per uno statista.


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